FUTURE MAKERS

Assisi Garments – India

Come fare di necessità virtù. Il tutto è iniziato quando un gruppo di suore indiane della congregazione di San Francesco di Assisi individuò una necessità: offrire a ragazze sordomute e provenienti da famiglie povere e problematiche degli stati del Kerala e del Tamil Nadu una forma di emancipazione dal loro contesto socio-economico. Pensarono di farlo dando loro ospitalità, formazione ed un reddito. Alla fine di un percorso, della durata massima di tre anni, alle ragazze viene erogato un piccolo capitale creato con l’accantonamento dei loro salari al quale viene aggiunta una macchina da cucire. Un invito a mettere a frutto quanto appreso durante l’apprendistato.

Un apprendistato che negli anni si è perfezionato e ha portato a produrre capi di abbigliamento in maglieria di cotone biologico, per diversi brand europei di moda etica. Assisi Garments, fondata nel 1994 è stata tra le prime aziende tessili indiane ad ottenere le certificazioni bio, a testimonianza di una predisposizione radicata verso la cura dell’ambiente, oltre che delle persone.

Il programma nel corso degli anni si è esteso a beneficio di ragazze provenienti da situazioni sociali e familiari estremamente svantaggiate, anche al di là del problema del sordomutismo. Eventuali profitti di Assisi Garments vengono utilizzati per il sostegno di altre attività a sfondo socio-assistenziale sviluppate dalla congregazione (orfanotrofi, scuole, centri per anziani e centri sanitari).

Lavoriamo con Assisi Garments da circa 10 anni, durante i quali abbiamo avuto l’occasione di veder crescere le loro capacità e la qualità dei loro manufatti. Lo staff ed una base di tecnici di lunga esperienza permettono il necessario raccordo tra le storie di apprendimento e di crescita personale delle ragazze ospitate e la necessità di garantire prodotti di qualità elevata e costante.

Mentre indossate uno dei capi prodotti da Assisi Garments, soffermatevi un attimo a pensare a tutte le storie che ruotano attorno a tutti i vostri abiti. In questo caso si tratta di storie positive. Fatevi accarezzare. 

Creative Handicraft – India

E se tagliare e cucire abiti per i consumatori occidentali non dovesse per forza essere una pena? Come sarebbe se cucire i capi che indossiamo potesse trasformarsi in un’occasione di riscatto sociale?

Se dovesse capitare di passare da Mumbai (Bombay) potreste facilmente scoprirlo da solə, visitando le tante iniziative create da Creative Handicraft, tutte improntate ad un obiettivo descritto come women empowerment (traducibile approssimativamente come emancipazione femminile). Emancipazione dalla condizione di miseria ed assenza di prospettive di chi nasce in uno slum, o si trova a doverci vivere. Emancipazione dalle violenze domestiche, che si stima avvengano nell’80% delle famiglie indiane. Emancipazione, infine, da condizioni di lavoro precarie, malsane e sottopagate.

Il viaggio di creative Handicraft è iniziato nel 1984, per merito dell’intuizione della suora portoghese Isabel Martin che viveva essa stessa in uno slum. Suor Isabel, oltre a conoscere da vicino i problemi, le difficoltà e le violenze subite dalle donne negli slums riuscì ad intuirne le risorse, la capacità di apprendere e quella di lavorare con determinazione. Una baracca nello slum di Andheri, considerato il più grande dell’intera Asia, con una popolazione oggi stimata in un milione di persone. Sette donne che decidono di cucire e vendere bambole di pezza per migliorare la loro condizione economica. Questo è stato il primo passo. Quasi quarant’anni dopo la storia ci consegna un’impresa totalmente dedicata alla moda etica, con una propria sede, capace di realizzare produzioni proprie e per conto terzi in diversi tipi di tessuti e stili. Una realtà che coinvolge oltre settecento donne sotto varie forme, da chi è impegnato nella progettazione, realizzazione e promozione dei capi di abbigliamento, a chi è impiegato in attività di cura della salute di adulti e bambini, o in attività didattiche per bimbi e ragazzi, nella formazione professionale degli adulti, l’assistenza legale, il microcredito, fino al catering.

Creative Handicraft è, tra le realtà che si dedicano interamente alla moda etica, una di quelle che possono vantare un maggior impatto sulla comunità in cui sono inseriti. Già da molti anni hanno ottenuto le certificazioni GOTS e Fairtrade, oltre ad essere membri di WFTO.

Ma il loro successo dal punto di vista dell’impatto positivo sulla vita delle donne nello slum di Andheri, non esisterebbe senza il livello qualitativo raggiunto dalla loro produzione di capi di abbigliamento, con clienti in Europa, Stati Uniti e Giappone. Un successo che ha contribuito a dotare di competenze professionali e indipendenza economica le artigiane e a diffondere benessere tra le abitanti dello slum e le loro famiglie.

Mani esperte e leggere, specializzate nel vestire le vostre idee e imbastire i loro sogni.

Auromira – India

Difficile definire con esattezza cosa si intenda per Slow Fashion. In generale può indicare la volontà di produrre abiti nel rispetto delle persone, dei loro diritti, della qualità della loro vita e dell’ambiente in cui vivono e lavorano. Nell’ultima periferia di Puducherry, laddove la città sfuma in una sorta di villaggio diffuso, non distante dalla città autonoma di Auroville – una patria dello yoga e della meditazione, concepita come città universale, dove uomini e donne di ogni nazione, di ogni credo, di ogni tendenza politica possono vivere in pace ed in armonia – il concetto di slow risulta evidente, almeno a noi occidentali.

Un piccolo laboratorio di cucitura organizzato su due piani di una palazzina come tante nella zona, circondato da alberi e palme e lontano dal rumore del traffico cittadino, che ospita una ventina di persone tra sartoria, logistica, qualità, direzione. Nel laboratorio si respira un’atmosfera molto rilassata, si percepisce una bella relazione tra chi gestisce l’impresa e i dipendenti e c’è molta attenzione alle loro necessità. Ad esempio nel cercare forme di sostegno per i pochi che abitano distante o per assecondare le donne con orari flessibili al fine di permettere loro di svolgere attività come la cura di un orto, dei figli e della casa./p>

Auromira è membro di WFTO (World Fair Trade Organization) e ne rispetta gli standard in relazione ai diritti dei lavoratori, ai loro compensi e alla sicurezza e salubrità dell’ambiente di lavoro.

Dal suo laboratorio escono abiti sartoriali in diversi generi di tessuto, da quelli a telaio manuale tipici del luogo a quelli tessuti con un telaio elettrico in piccole manifatture dell’India meridionale.

Auromira ha anche una piccola unità che produce pupazzi in stile antroposofico. Un lavoro sviluppato assieme ad un’azienda Belga molti anni addietro e che da allora costituisce una valida fonte di reddito per alcune donne del gruppo.

Allpa – Perù

Correva l’anno 1986, a Lima si riunisce un gruppo di giovani peruvianə affascinatə dal valore e dal retaggio dell’artigianato del loro Paese e desiderosə di promuoverne tanto le sue qualità artistiche quanto le qualità umane proprie degli artigiani andini che da secoli si tramandavano tecniche uniche. La tessitura a telaio manuale della lana di alpaca e di lama, così come la particolarissima tecnica ceramica Chulucana.

Come preservare e promuovere la ricchezza dell’artigianato peruviano e al tempo stesso creare opportunità di vita migliori per tanti artigiani che continuavano a vivere in povertà? La loro idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: “la produzione artigianale è una modalità per creare posti di lavoro che richiede investimenti relativamente bassi. Facciamolo e colleghiamolo a un forte lavoro di promozione commerciale”.

Grazie a questa intuizione e a tanto lavoro, oggi Allpa riesce a formare, sostenere e promuovere centinaia di artigiani in tutto il Perù. I suoi tessitori e tessitrici sono originari di luoghi significativi per la cultura andina, come Puno e Ayacucho. Piccoli laboratori, anche familiari, che Allpa segue nello sviluppo di nuove idee, forme, e decorazioni con lo scopo di innovare continuamente l’offerta, mantenendo ferma la valorizzazione delle abilità tradizionali. Innovare avendo come base le solide tradizioni andine, una sfida estremamente stimolante.

Vale la pena di riportare qui, per intero, il significato del termine di qualità, per Allpa: “qualità per noi significa un impegno costante a migliorare sulla base di standard internazionali di estetica e funzionalità. Significa anche mantenere gli impegni presi con i nostri artigiani per sostenere i loro laboratori ed aiutarli a crescere. Un bel prodotto potrà uscire solo da un bel laboratorio artigianale”.

KTS – Kumbeshwar Technical School  – Nepal

Quando immaginiamo il piacere di indossare un capo che vada oltre il suo valore estetico ed economico, molto probabilmente stiamo pensando ad indossare un capo di KTS.

Il Nepal è un paese con una radicata cultura artigianale trasmessa da generazioni. Un valore ampiamente riconosciuto ma che stenta a tradursi in condizioni di vita adeguate a chi intenda vivere di un’attività artigianale. E’ così che i fondatori di KTS, all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, immaginarono una realtà in grado di fornire formazione e opportunità di lavoro a tanti artigiani e allo stesso tempo restituire a loro e alla comunità il valore generato. Oggi questa realtà è in grado di provvedere un lavoro a oltre 2300 artigianə, dislocati in tanti piccoli laboratori, spesso inseriti nella realtà domestica.

Le produzioni di KTS si suddividono prevalentemente in due settori, l’abbigliamento, con i capi fatti a maglia in fibre naturali (lana principalmente, cotone, fibra di ortica, fibra di banano e seta filate a mano) e la tessitura manuale dei tappeti e di altri articoli per la casa. La formazione continua provvista dall’organizzazione, assieme all’opportunità di lavorare con diversi brand di moda etica ha determinato una crescita evidente sia nel livello qualitativo dei manufatti che dal lato organizzativo.

Ma l’impatto del lavoro di KTS va oltre quello dei mirabili capi di abbigliamento che esporta in tanti Paesi europei, in USA e Giappone. KTS ha creato una scuola elementare che beneficia i figli dei dipendenti e i bambini poveri della comunità. Gestisce corsi di formazione professionali per giovani ed adulti, consentendo loro di inserirsi nel mondo del lavoro, all’interno dell’organizzazione stessa, in altre realtà produttive o in proprio. Le artigiane possono usufruire di un day care per i bambini non ancora in età scolare. Infine, con l’aiuto di alcuni donatori, ha costruito un orfanotrofio. Tutto ciò viene finanziato principalmente con i proventi della vendita dei loro manufatti. L’idea di fondo è quella di creare eguali opportunità di crescita e di miglioramento sociale per tanti bambini e per tanti artigiani.

Non si può non sentirsi orgogliosi di promuovere un capo prodotto da KTS, così come indossarlo ci fa sentire parte del filo che unisce le tante storie che compongono questo racconto speciale.

Cumbra – Colombia

La tagua non è solo un dono della natura. La tagua è un messaggio nella bottiglia per il genere umano. Una noce chiamata “avorio vegetale” per la sua somiglianza con l’avorio. Un materiale che può sostituire l’avorio e contribuire a ridurre le stragi di elefanti che ancora ne costituiscono l’insostenibile “effetto collaterale”. Ma non finisce qui. La tagua non viene coltivata, la palma che la genera cresce spontanea in alcuni ambienti della selva che si estende tra Colombia, Ecuador e Perù. Dunque per averla bisogna preservare il suo ambente naturale. E’ relativamente scarsa, dunque va valorizzata producendo con essa oggetti di valore.

Cumbra è una giovanissima esperienza colombiana nata a fine 2021 su stimolo di Angela Millan Contreras, una giovane designer di Bogotà che da anni lavora nello sviluppo di articoli innovativi con gli artigiani locali. Abbiamo conosciuto e apprezzato Angela quando lavorava allo sviluppo delle linee di monili artigianali per Sapia, un nostro partner storico, e abbiamo deciso di sostenerla nell’avvio di questa nuova esperienza. Angela gruppo di artigiane esperte, che risiede nelle periferie popolari di Bogotà e per le quali il reddito proveniente da quest’attività è spesso l’unica fonte di reddito o comunque un apporto necessario, specialmente dall’inizio della pandemia che ha spesso limitato fortemente la loro attività.

Angela disegna collezioni di monili nelle quali, oltre alla tagua, trovano posto altri noci proveniente da altre varietà di palme della selva: açaì, chicon e chirilla. Assieme ad essa vengono utilizzati altri componenti di origine naturale, come le beads fatte con la roccia lavica dei vulcani andini o tradizionali, come le componenti in peltro dorato che seguono un processo produttivo che discende da quello che usavano le popolazioni precolombiane.

Vogliamo offrirvi l’occasione di sperimentare sulla vostra pelle la sensazione di indossare materiali naturali e lavorati a mano, con la gioia tipica della creatività colombiana.